Agriturismo Le Torri di Porsenna
Una strada bianca fiancheggiata da cipressi sale a un casale in cima a una collina verde della Val d'Orcia
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Pienza e la Val d'Orcia in un giorno, oltre le foto

Il paesaggio più fotografato della Toscana raccontato da chi vive a un'ora: Pienza, Bagno Vignoni, i cipressi, e dove conviene lasciare la macchina.

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Sulla SR2 poco fuori San Quirico d'Orcia c'è una curva che su Google Maps qualcuno ha già ribattezzato "i cipressi". Nei weekend di piena stagione ha anche un'altra caratteristica: file di auto in sosta selvaggia ai due lati della carreggiata, portiere aperte, motore acceso, e persone che scendono nel campo di grano per lo scatto giusto. Il proprietario del podere accanto ha messo cartelli che vietano i droni, il comune ha messo il copyright sulle immagini a uso commerciale del boschetto. È il paesaggio più fotografato della Toscana, ed è anche uno dei pochi dove il visitatore medio passa più tempo a cercare un varco per parcheggiare che a guardare quello che ha davanti.

In breve: Pienza e la Val d'Orcia si vedono bene in una giornata, ma non fermandosi solo ai punti panoramici della SR2. Questa guida racconta la città che papa Pio II fece costruire come modello rinascimentale, il pecorino che si vende ancora sullo stesso corso, la piazza di Bagno Vignoni che è letteralmente una vasca termale, i campi dove Ridley Scott girò il Gladiatore, e dove conviene davvero lasciare la macchina per non passare la giornata a cercarla.

È scritta per chi ha una giornata libera dal nostro agriturismo sul Lago Trasimeno e la Val d'Orcia sulla lista da anni, magari proprio per quelle foto: qui diciamo cosa vale la sosta e cosa no. Pienza è a 46 minuti da noi. La Val d'Orcia, cioè i cipressi, Bagno Vignoni e San Quirico d'Orcia, è a 52 minuti.

Pienza, la città che un papa volle ideale

Pienza si chiamava Corsignano quando ci nacque, nel 1405, Enea Silvio Piccolomini. Diventato papa nel 1458 con il nome di Pio II, tornò al suo paese natale l'anno dopo e decise di ricostruirlo secondo gli ideali del suo tempo: una città pensata a tavolino per rappresentare l'armonia rinascimentale, non cresciuta per accumulo nei secoli come tutte le altre.

Il Duomo e i palazzi di Pienza visti da fuori, con i cipressi davanti alle mura
Pio II fece ricostruire il suo paese natale come città ideale, e il cantiere durò tre anni: il centro è tutto lì.

Affidò il progetto a Bernardo Rossellino, allievo di Leon Battista Alberti. I lavori, fra il 1459 e il 1462, disegnarono Piazza Pio II con il Palazzo Piccolomini, il Palazzo Vescovile e il Duomo, consacrato il 29 agosto 1462. L'interno del Duomo segue lo schema delle chiese a sala tedesche, viste da Pio II negli anni passati come prelato al di là delle Alpi: un dettaglio che stona apertamente con l'esterno, in stile rinascimentale toscano.

Il risultato è il motivo per cui il centro storico di Pienza è patrimonio UNESCO dal 1996, come prima applicazione del concetto umanistico di progettazione urbana rinascimentale. È un'iscrizione diversa e più vecchia di quella della Val d'Orcia nel suo insieme, arrivata solo nel 2004: pochi visitatori lo sanno, ma sono due riconoscimenti separati, per due ragioni diverse.

Il centro a piedi, e dove lasciare l'auto

Il centro storico di Pienza è zona a traffico limitato: l'auto non entra. Chi arriva parcheggia fuori le mura, nell'area comunale su via Mario Mencatelli a nord del paese oppure lungo via San Gregorio, sulla provinciale.

Un vicolo di Pienza con l'edera che copre un muro e i vasi di fiori sui davanzali
Il centro si gira in un'ora scarsa e l'auto resta fuori: i parcheggi sono lungo le mura, non dentro.

Da lì si cammina. Corso Rossellino attraversa l'intero centro in pochi minuti, ma è la fila di piccole botteghe di pecorino, una accanto all'altra, a rallentare il passo più della sua lunghezza. Il Palazzo Piccolomini, con il giardino pensile affacciato sulla Val d'Orcia e sul Monte Amiata, si visita: è il punto da cui si capisce meglio perché Pio II scelse proprio questa collina.

Il pecorino di Pienza, senza DOP e senza bisogno di averla

Il pecorino di Pienza si fa con il latte delle pecore che pascolano sulle crete senesi intorno alla città, terreni poveri che da secoli danno più lana e latte che raccolti. Nel Quattrocento, secondo la tradizione gastronomica locale, Lorenzo il Magnifico arrivava apposta da Firenze per procurarselo.

Forme di pecorino ad asciugare sulle assi di legno di una stagionatura
Il pecorino di Pienza non ha una DOP, e continua a essere quello che tutti vengono a comprare.

A differenza di altri pecorini italiani, quello di Pienza non ha mai ottenuto la Denominazione di Origine Protetta europea: negli anni Novanta, quando si organizzarono i disciplinari, i grandi produttori non erano interessati e i piccoli non avevano abbastanza peso politico per portare avanti la pratica. Il risultato pratico, oggi, è che circolano anche imitazioni con lo stesso nome ma senza legame reale con la zona: la garanzia, qui, è comprarlo direttamente nelle botteghe del centro, non fidarsi dell'etichetta.

Ogni anno, nella settimana della prima domenica di settembre, il paese ospita la Fiera del Cacio: bancarelle di pecorino lungo tutto il corso e il gioco del cacio al fuso, una specie di bocce giocata facendo rotolare una forma di formaggio verso un fuso piantato al centro della piazza.

La Val d'Orcia è un paesaggio, non un singolo posto

Il sito UNESCO della Val d'Orcia copre oltre 61mila ettari fra le colline a sud di Siena e il Monte Amiata, e comprende i territori di Pienza, San Quirico d'Orcia, Castiglione d'Orcia, Radicofani e Montalcino. Non è un monumento, né una singola veduta: è l'intero modo in cui, in epoca rinascimentale, l'agricoltura e i borghi fortificati in cima alle colline furono organizzati secondo un'idea di paesaggio "ben governato", pensata per essere bella oltre che produttiva.

Il profilo di Pienza sul crinale visto da lontano, con i campi coltivati davanti
La Val d'Orcia è tutta questa valle, non un punto preciso: si guida dentro un paesaggio, non verso un monumento.

È questo, più di ogni singola fotografia, il motivo per cui la Val d'Orcia è patrimonio dell'umanità. Vale la pena saperlo prima di arrivare, perché aiuta a guardare oltre il singolo cipresso: il punto non è un albero, è l'intera collina intorno a lui.

I cipressi più fotografati, e perché conviene fermarsi altrove

Il gruppo di cipressi più noto è quello lungo la SR2, la vecchia Via Cassia, poco a nord di San Quirico d'Orcia, in una piccola area chiamata I Triboli: un boschetto a forma di anello su un dosso in mezzo ai campi coltivati, con un piccolo parcheggio ai due lati della strada. A pochi minuti a piedi, su una sterrata che sale accanto al boschetto principale, ce n'è un secondo, più piccolo e meno affollato.

Un viale sterrato fiancheggiato da cipressi nella nebbia della Val d'Orcia
I cipressi più fotografati stanno lungo una strada trafficata e senza piazzola: conviene fermarsi altrove.

Onestamente, però, è uno dei punti meno rilassanti di tutta la Val d'Orcia in alta stagione. Sulla stessa Via Cassia, all'altezza del podere Poggio Covili nel comune di Castiglione d'Orcia, sono documentati pullman fermi in curva, auto parcheggiate in mezzo alla carreggiata e turisti che camminano nei filari di grano e nei prati di erba medica per un'inquadratura migliore, con danni reali alle coltivazioni. Sulla vicina strada sterrata del celebre viale curvo di cipressi diventato un'icona da spot pubblicitari, i cartelli che vietano i droni sono ormai parte del paesaggio quanto gli alberi.

Non è un motivo per saltare la zona, ma per cambiarne l'orario: la mattina presto o il tardo pomeriggio, quando la luce è comunque migliore per una foto, il traffico si dirada e i campi restano campi, non un set fotografico da attraversare.

Dove Ridley Scott girò Il Gladiatore

Uno dei motivi per cui questa fascia di Val d'Orcia è così riconoscibile è che il cinema l'ha usata apposta per rappresentare il paradiso. Le scene dei campi di grano che Massimo attraversa nel sogno e nel finale del Gladiatore, uscito nel 2000, furono girate lungo la strada sterrata di Terrapille, circa tre chilometri a sud di Pienza: oggi il punto ha un piccolo parcheggio e una terrazza panoramica, ed è diventato una tappa fissa quanto i cipressi di San Quirico.

Le scene della casa di Massimo in Spagna furono girate invece vicino a San Quirico d'Orcia, al podere di Poggio Manzuoli, riconoscibile dal viale di cipressi che porta all'edificio. Anche questo è ormai un punto di passaggio per chi insegue le location più che il paesaggio in sé.

Bagno Vignoni, la piazza che è una vasca

A Bagno Vignoni la piazza principale non ha una fontana al centro: ha una vasca rettangolare d'acqua termale, circondata da portici, che dal Medioevo dà il nome al paese. Vi si immerse Santa Caterina da Siena, che soggiornò qui fra il 1362 e il 1367; vi cercò sollievo per la gotta anche Enea Silvio Piccolomini, prima di diventare papa Pio II, e per l'artrite Lorenzo il Magnifico. Nel Quattrocento, sotto il patronato dello stesso Piccolomini, fu proprio Bernardo Rossellino, l'architetto di Pienza, a costruire la loggia rinascimentale intorno alla vasca.

Oggi in quella vasca, la Piazza delle Sorgenti, non si può fare il bagno: è un monumento protetto. Anche il Parco dei Mulini poco fuori il paese è chiuso alla balneazione da un'ordinanza comunale. Chi vuole davvero immergersi nell'acqua calda della zona può farlo nelle piscine termali di alcuni alberghi del paese, aperte anche a chi non vi soggiorna.

San Quirico d'Orcia e Monticchiello, i borghi che restano indietro

San Quirico d'Orcia è una tappa storica della Via Francigena, il cammino che collegava Canterbury a Roma: dentro le mura si trovano gli Horti Leonini, un giardino rinascimentale voluto intorno al 1580 da Diomede Leoni su un terreno donato da Francesco I de' Medici. A differenza della maggior parte dei giardini del suo tempo, nacque pubblico, pensato per accogliere i pellegrini di passaggio: siepi di bosso disposte a croce, un viale di lecci, una statua di Cosimo III de' Medici al centro. Il Comune ne è proprietario dal 1975 e lo tiene aperto tutti i giorni.

Monticchiello, frazione di Pienza su un colle poco più a sud, è invece il posto dove capita di arrivare e trovare la piazza vuota anche in agosto, a parte una cosa: ogni estate, dal 1967 senza interruzioni, gli abitanti scrivono e mettono in scena da soli uno spettacolo sulla propria storia, nella piazza del paese. Nacque come reazione alla crisi della mezzadria, che negli anni Sessanta stava svuotando il borgo: il Teatro Povero di Monticchiello, oggi una cooperativa di comunità, resta uno dei pochi esempi di "autodramma" popolare rimasti in Italia.

Il vino della valle: la DOC Orcia, non il Vino Nobile

La Val d'Orcia ha una propria denominazione, la DOC Orcia, distinta dal Vino Nobile di Montepulciano, di cui abbiamo scritto a parte. Il disciplinare prevede rossi a base di Sangiovese, per almeno il 60% dell'uvaggio, e bianchi a base di Trebbiano, per almeno il 50%, con una resa massima di 10 tonnellate per ettaro. Sono vigneti diversi da quelli di Montepulciano, sparsi fra le colline di San Quirico d'Orcia, Castiglione d'Orcia e la stessa Pienza, pensati per accompagnare la cucina locale: pici, pecorino, cinghiale.

Chi ha già in programma una giornata di vino farebbe meglio a scegliere fra le due, non a sommarle nello stesso giorno di Pienza e Bagno Vignoni: la strada non regge comodamente entrambe le cose insieme.

Come organizzare la giornata

Contate un'intera giornata per fare bene Pienza, Bagno Vignoni e un terzo borgo fra San Quirico d'Orcia e Monticchiello, senza aggiungere una quarta tappa lontana solo perché è sulla stessa cartina. Partite presto: Pienza si visita meglio prima che i pullman arrivino a metà mattina, e lasciare i cipressi di San Quirico per il ritorno, verso sera, evita sia la fila sia la luce piatta di mezzogiorno.

Se il soggiorno prevede più di un giorno oltre il confine, Cortona in un giorno è la gita toscana più vicina da qui, e la nostra guida a cosa vedere sul Lago Trasimeno racconta invece la parte di giornate che si passano a pochi minuti da casa, non oltre il confine. Per il resto della regione c'è la nostra guida generale a cosa vedere in Umbria, e chi vuole tornare a dormire in un posto con la stessa vista sulle colline può leggere anche la Casa sull'Albero fra Umbria e Toscana.

Domande frequenti

Quanto dista Pienza da Le Torri di Porsenna?

Pienza è a 46 minuti di auto. È la prima tappa toscana di questa giornata, la più vicina delle due.

Perché Pienza e la Val d'Orcia hanno due tempi di percorrenza diversi, se Pienza fa parte della Val d'Orcia?

Perché misuriamo le due voci separatamente. Pienza, la città, è a 46 minuti; il resto dell'area, dove sono i cipressi di San Quirico d'Orcia e Bagno Vignoni, è a 52. Pienza fa parte del sito UNESCO della Val d'Orcia, ma resta anche un centro a sé, con una propria distanza da noi.

Si può fare il bagno nella vasca termale di Bagno Vignoni?

No. La vasca storica in Piazza delle Sorgenti è un monumento protetto e la balneazione è vietata, così come nel vicino Parco dei Mulini. Per immergersi davvero nell'acqua calda bisogna usare le piscine termali di alcuni alberghi del paese, aperte anche a chi non vi soggiorna.

Dove sono stati girati i campi di grano del Gladiatore?

Lungo la strada sterrata di Terrapille, circa tre chilometri a sud di Pienza. Le scene della villa di Massimo furono girate invece vicino a San Quirico d'Orcia, al podere di Poggio Manzuoli.

Come si evita la fila di auto ai cipressi più fotografati della Val d'Orcia?

Andandoci presto la mattina o nel tardo pomeriggio, non a metà giornata nei weekend d'estate, quando il traffico sulla SR2 vicino a San Quirico d'Orcia arriva davvero a bloccarsi. Vale anche per la strada di Terrapille e per il celebre viale curvo di cipressi vicino a Castiglione d'Orcia diventato un'icona da spot pubblicitari, meta di foto quanto i Triboli.

Pienza e la Val d'Orcia si vedono bene in una sola giornata?

Sì, se si sceglie fra un terzo borgo, San Quirico d'Orcia o Monticchiello, senza aggiungerli entrambi. Provare a incastrare anche Montalcino o una giornata di vino nella stessa uscita significa vedere tutto di corsa.

Fonti

  1. Val d'Orcia, Wikipedia
  2. Pienza, Wikipedia
  3. Palazzo Piccolomini, Pienza, Wikipedia
  4. Bagno Vignoni, Wikipedia
  5. Bagno Vignoni: cosa vedere, dove fare il bagno e altre info, Colli Senesi
  6. Bagno Vignoni, la grande vasca rettangolare dove si bagnarono Santa Caterina da Siena e..., La Mia Terra di Siena
  7. Bosco dei Cipressi di San Quirico d'Orcia - Tutte le info per la visita, Lorenzo Taccioli
  8. Overtourism in Val d'Orcia: il turismo di massa minaccia il paesaggio, SiViaggia
  9. Set of the film 'The Gladiator' - Terrapille farm road, Val d'Orcia
  10. Storia del Teatro Povero, Teatro Povero di Monticchiello
  11. Horti Leonini, Wikipedia
  12. Tappa 36: da San Quirico d'Orcia a Radicofani, Visit Tuscany
  13. Fiera del Cacio, Pienza, Sagre Toscane
  14. Italy's Coveted PECORINO DI PIENZA, Cheese Connoisseur
  15. Dove parcheggiare a Pienza, Informagiovani Italia
Bruno e Marisella Batinti, proprietari de Le Torri di Porsenna

Scritto da

Bruno e Marisella Batinti

Proprietari e gestori de Le Torri di Porsenna

Bruno e Marisella Batinti sono i proprietari de Le Torri di Porsenna, l'abbazia che hanno trovato in rovina nel 2014 e riportata alla vita come agriturismo di charme fra Umbria e Toscana. Vivono qui tutto l'anno: le strade, i borghi e le stagioni di cui parla L'Almanacco sono quelli che percorrono ogni settimana.

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