Agriturismo Le Torri di Porsenna
Rami di un ulivo si stagliano contro un cielo azzurro striato di nuvole bianche, con le colline sfumate all'orizzonte
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Orvieto in un giorno: la città su tre livelli

Il Duomo e la facciata sono un quinto di Orvieto. La guida a tre livelli, dalla rupe al sottosuolo etrusco, di chi vive a 54 minuti da qui.

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La funicolare che arriva a Piazza Cahen impiega pochi minuti a salire da Orvieto Scalo, nella vallata sotto la rupe. Da lì il percorso più comune è sempre lo stesso: dritti verso il Duomo, mezz'ora davanti alla facciata, un pranzo, il ritorno alla stazione. Quello che si vede da Piazza Cahen, però, è un quinto di Orvieto, forse meno: solo il livello di mezzo di una città che sale e scende su tre piani veri, e il piano che quasi tutti saltano è quello sotto i piedi.

In breve: Orvieto è l'unica meta di questa lista che si visita davvero su tre livelli, non uno: la vallata dove si lascia l'auto o il treno, la città sulla rupe con il Duomo, e il sottosuolo scavato nel tufo sotto entrambi, con almeno tre siti diversi da scegliere. Una giornata qui ben spesa include due di quei tre livelli con calma, non tutti in fretta. Questa guida costruisce il giorno attorno a quella struttura verticale, con le distanze e i fatti verificati, non quelli riportati a memoria.

È scritta per chi ha una sola giornata da Le Torri di Porsenna, 54 minuti da qui, l'ultima e la più lontana delle mete umbre di questo almanacco, e non vuole ripartire avendo visto solo una facciata, per quanto notevole.

Il livello di mezzo: la rupe, il Duomo e la facciata che tutti fotografano

Orvieto siede su una rupe di tufo vulcanico visibile a chilometri di distanza, e il Duomo ne è il punto più fotografato. Fu voluto nel 1290 da Papa Niccolò IV, con Lorenzo Maitani come architetto principale dai primi anni del Trecento fino alla sua morte nel 1330: sua la concezione gotica della facciata, con i bassorilievi che raccontano la storia dell'umanità dalla Creazione al Giudizio Universale.

La facciata del Duomo di Orvieto con il rosone e i mosaici dorati
La facciata è la cosa più fotografata della città, e cambia completamente con la luce del pomeriggio.

Vale la pena saperlo prima di restare incantati dai mosaici dorati: la maggior parte di quello che si vede oggi è un rifacimento fra Trecento e Cinquecento. L'unico mosaico originale sopravvissuto, la Natività di Maria, non è più sulla facciata: si trova al Victoria and Albert Museum di Londra. Il rosone centrale è di Andrea Orcagna (1354-1380), e le porte bronzee con le opere di misericordia sono un'aggiunta più recente, di Emilio Greco (1965-1970).

La Cappella di San Brizio, perché entrare non è facoltativo

La facciata è il motivo per cui la maggior parte delle persone si ferma davanti al Duomo. La Cappella di San Brizio, all'interno, è il motivo per cui vale la pena entrare. Costruita fra il 1408 e il 1444, fu affrescata a più riprese: il Beato Angelico e Benozzo Gozzoli dipinsero due sezioni della volta nel 1447, ma il grosso del lavoro, e il ciclo che rende famosa la cappella, è di Luca Signorelli, fra il 1499 e il 1504.

Una volta affrescata del Duomo di Orvieto, con le figure dipinte negli spicchi
La Cappella di San Brizio ha un biglietto a parte e un numero chiuso: entrarci non è facoltativo, prenotarla nemmeno.

Il tema è il Giudizio Universale, con scene apocalittiche che includono la caduta dell'Anticristo, la fine del mondo e la resurrezione dei corpi: un ciclo che influenzò la Cappella Sistina di Michelangelo, decenni più tardi. Poco distante, la Cappella del Corporale custodisce ancora oggi la reliquia del Miracolo di Bolsena del 1263, l'episodio che portò Papa Urbano IV a estendere la festa del Corpus Domini a tutta la Chiesa con la bolla dell'11 agosto 1264. Orvieto celebra ancora oggi quella ricorrenza con una processione storica.

Il livello sotto i piedi: perché il sottosuolo è la parte che manca a quasi tutti

Qui comincia la parte di Orvieto che la maggior parte di chi arriva in giornata non vede mai, e che è anche la ragione per scriverne una guida a parte invece di limitarsi a quanto già raccontato nella nostra guida generale a cosa vedere in Umbria. Sotto la rupe, gli abitanti hanno scavato il tufo per circa duemilacinquecento anni: pozzi, cisterne, colombaie, cave, cantine, frantoi. Il percorso guidato di Orvieto Underground attraversa una parte di questa rete, con un itinerario di circa un'ora che mostra le tracce sovrapposte dell'antica Velzna etrusca insieme a resti medievali e rinascimentali scavati nella stessa roccia.

Il punto pratico: non esiste un solo sito sotterraneo a Orvieto, ne esistono almeno tre, distinti e gestiti separatamente, ed è per questo che li separiamo uno per uno qui sotto, invece di confonderli in un unico "giro delle grotte".

Il Pozzo di San Patrizio: 54 metri, due rampe che non si incrociano mai

Il più famoso dei tre è il Pozzo di San Patrizio, ed è famoso a ragione. Papa Clemente VII lo fece scavare fra il 1527 e il 1537, rifugiatosi a Orvieto dopo il sacco di Roma dello stesso anno, per garantire una riserva d'acqua alla città in caso di assedio. Il progetto è di Antonio da Sangallo il Giovane: un pozzo cilindrico di 13 metri di diametro, che scende per 54 metri su 248 gradini, illuminato da 72 finestroni.

La parte più elegante è la soluzione tecnica: due rampe elicoidali indipendenti, ciascuna con un proprio ingresso, così che uomini e muli scendessero vuoti da una parte e risalissero carichi d'acqua dall'altra, senza mai incontrarsi lungo la spirale. Alla base, una sorgente naturale mantiene costante il livello dell'acqua. Il pozzo fu completato durante il pontificato di Paolo III, dopo la morte di Clemente VII.

Pozzo della Cava: un altro pozzo, una storia diversa

A pochi minuti a piedi dal Duomo, sul lato opposto della rupe, il Pozzo della Cava è tutt'altra storia. Il pozzo, di origine etrusca, fu ritrovato il 25 aprile 1996, quando i lavori di ripulitura del sito rivelarono la sorgente sepolta sotto dodici metri di calcinacci accumulati nei secoli. Intorno al pozzo si visitano ambienti che raccontano strati diversi della città: resti etruschi, una grande grotta, e forni per ceramica di epoca medievale.

Nel 2023 il complesso è entrato a far parte della Rete Mondiale dei Musei dell'Acqua dell'UNESCO, un riconoscimento che racconta bene cosa sia davvero questo posto: non un'attrazione turistica nata per i visitatori, ma un pezzo di infrastruttura idrica etrusca e medievale, riportato alla luce e reso visitabile.

La Necropoli del Crocifisso del Tufo, fuori le mura

Fuori dal centro storico, ai piedi della rupe, la Necropoli del Crocifisso del Tufo mostra un lato diverso della stessa storia sotterranea: qui non si scava sotto la città, ma accanto a essa. La necropoli fu usata soprattutto fra la metà del VII e la metà del VI secolo a.C., con oltre duecento tombe a camera, ciascuna di circa tre metri per due, disposte lungo un reticolo di strade che le organizza a griglia, non a caso, un'impostazione insolita per una necropoli etrusca.

Sull'architrave della porta di ogni tomba era inciso il nome del defunto e della sua famiglia: un dettaglio che rende il luogo più simile a un archivio all'aperto che a un cimitero nel senso moderno. Gli scavi ottocenteschi furono disordinati e dispersero molti reperti; le indagini scientifiche ripresero solo nel 1961, e sono quelle che hanno permesso di ricostruire l'impianto che si vede oggi.

Il terzo livello, in salita: la Torre del Moro

Dopo essere scesi sotto la città, l'ultimo livello di Orvieto è quello più in alto. La Torre del Moro, nel punto in cui si incontrano i quattro quartieri medievali della città, si sale con un ascensore per la prima metà e poi con 236 gradini a piedi, fino a un terrazzo che offre un panorama a 360 gradi sulla città e sulle colline intorno.

Una scalinata in salita fra le case di Orvieto, con i vasi di fiori sui gradini
Il terzo livello è verticale: la Torre del Moro si sale a piedi, e da lassù si capisce quanto sia piccola la rupe.

La torre si chiamava in origine Torre del Papa; il nome attuale, secondo le versioni più diffuse, viene o da un magistrato locale soprannominato "il Moro" o da una figura moresca usata nell'antica giostra saracena della città. Per secoli è stata l'orologio pubblico di Orvieto, e accanto sorge il Palazzo dei Sette, che ospitava i magistrati delle principali arti e mestieri cittadine e oggi è sede di mostre.

La vallata: dove la giornata comincia e finisce

Il terzo piano di Orvieto, quello più in basso, è la vallata dove sorge Orvieto Scalo, con la stazione ferroviaria e i parcheggi. È onesto dirlo: da solo non è una tappa, è il punto di partenza. Chi arriva in auto, come da noi, ha due strade per salire alla città: parcheggiare a Campo della Fiera e prendere ascensori e scale mobili che portano dentro le antiche mura, oppure lasciare la macchina vicino alla stazione e salire con il funicolare, che arriva in pochi minuti fino a Piazza Cahen, nel cuore del centro storico. Non è una tappa da aggiungere al programma, ma il tempo di salita e discesa, per quanto breve, va messo in conto due volte: all'arrivo e alla partenza.

Quanto tempo serve davvero, e cosa lasciare fuori

Quello che conta davvero, in questa guida, è la scelta, non la lista completa. In una sola giornata da qui, arrivando presto, il Duomo con la Cappella di San Brizio più un solo sito sotterraneo, visitati con calma, riempiono bene le ore a disposizione. Provare ad aggiungere un secondo pozzo o la necropoli nella stessa giornata significa vederli tutti di corsa, ed è meglio scegliere prima quale lasciare per un'altra volta che scoprirlo alle quattro del pomeriggio con la fila ancora davanti.

Fra i tre siti sotterranei, la scelta più semplice è mettere in conto un solo pozzo: il Pozzo di San Patrizio se l'interesse è l'ingegneria rinascimentale, il Pozzo della Cava se prevale la curiosità per gli strati etruschi e medievali della città. La Necropoli del Crocifisso del Tufo, essendo fuori le mura, si aggiunge bene solo a un secondo giorno a Orvieto, non al primo. E se resta un'ora oltre il previsto, Civita di Bagnoregio è lì vicino, ma è già fuori dai confini dell'Umbria, in Lazio: chi ha una sola giornata per Orvieto farebbe meglio a non spremerla dentro anche quella, che va vista con calma, non con una visita di corsa a fine giornata.

Quando venire

Aprile, maggio, giugno e settembre restano i mesi più comodi per camminare fra le vie in salita del centro storico senza il caldo pesante dell'estate piena, e le code ai siti principali, Duomo compreso, sono più corte fuori dai mesi centrali. L'estate porta più visitatori e più caldo per la salita alla Torre del Moro. L'inverno mostra Orvieto con meno gente per le strade, ma le giornate corte lasciano meno margine per unire il Duomo a un sito sotterraneo nella stessa visita, e vanno messe in conto con un programma più leggero.

Da Le Torri di Porsenna a Orvieto si guida per 54 minuti, la più lunga delle distanze raccontate in questo almanacco. Chi cerca una meta più vicina, sul lato opposto del confine, può leggere la nostra guida a Cortona in un giorno, a 22 minuti; chi ha più di un giorno per l'Umbria trova il quadro completo nella guida a cosa vedere in Umbria in 3 giorni. Prenotando una delle nostre camere, l'elenco completo delle distanze da qui, con ogni altra meta della zona, è nella pagina dintorni.

Domande frequenti

Quanto dista Orvieto da Le Torri di Porsenna?

54 minuti d'auto, la più lontana delle mete umbre raccontate in questo almanacco, e l'unica che tocca quasi il confine con il Lazio.

Quanto tempo serve per vedere Orvieto in un giorno?

Una giornata intera, arrivando presto. Il Duomo con la Cappella di San Brizio più un solo sito sotterraneo, visitati con calma, riempiono bene le ore a disposizione; aggiungerne un secondo significa vedere tutto di corsa.

Come si arriva al centro storico di Orvieto senza portare l'auto fin dentro le mura?

Chi lascia la macchina a Campo della Fiera sale con ascensori e scale mobili; chi arriva in treno, o parcheggia vicino alla stazione a valle, prende il funicolare che sale in pochi minuti fino a Piazza Cahen.

Cosa si vede nel sottosuolo di Orvieto?

Più di un sito, ed è bene saperlo prima: il percorso guidato di Orvieto Underground attraversa grotte scavate nel tufo in duemilacinquecento anni di storia, il Pozzo di San Patrizio è un pozzo cinquecentesco a parte, e il Pozzo della Cava è un altro pozzo ancora, di origine etrusca, con forni per ceramica medievali annessi.

Si può visitare anche Civita di Bagnoregio nella stessa giornata?

Se resta tempo sì, ma è già fuori dai confini dell'Umbria, in Lazio: chi ha un'intera giornata per Orvieto farebbe meglio a non spremerci dentro anche Civita, che va vista con calma a sé.

Qual è il periodo migliore per visitare Orvieto?

Aprile, maggio, giugno e settembre, quando si cammina bene fra le vie in salita e le code ai siti principali sono più corte. In inverno si vede tutto con meno gente, ma le giornate corte lasciano meno margine per visitare più di un livello sotterraneo.

Fonti

  1. Pozzo di San Patrizio, Wikipedia
  2. Duomo di Orvieto, Wikipedia
  3. Miracolo eucaristico di Bolsena, Wikipedia
  4. Mappe e Trasporti Orvieto, Orvieto Viva
  5. Torre del Moro, Orvieto Viva
  6. Necropoli del Crocifisso del Tufo, Wikipedia
  7. Orvieto Underground, Orvieto Underground
  8. Pozzo della Cava - Complesso archeologico in Orvieto - I sotterranei del quartiere medi..., Pozzo della Cava
  9. Pozzo di San Patrizio, Comune di Orvieto
  10. PAESE DI BAGNOREGIO E CIVITA, FAI
Bruno e Marisella Batinti, proprietari de Le Torri di Porsenna

Scritto da

Bruno e Marisella Batinti

Proprietari e gestori de Le Torri di Porsenna

Bruno e Marisella Batinti sono i proprietari de Le Torri di Porsenna, l'abbazia che hanno trovato in rovina nel 2014 e riportata alla vita come agriturismo di charme fra Umbria e Toscana. Vivono qui tutto l'anno: le strade, i borghi e le stagioni di cui parla L'Almanacco sono quelli che percorrono ogni settimana.

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